“Sirena” di Aurelio Raiola

Viaggio umoristico nel ventre di Napoli

“Sei a Sirena e lo senti dal mare, che batte incessante la rena sulla sinistra di chi arriva in tram dalla Stazione Centrale, che perde quel colore azzurro cielo e vira versa un marroncino inquietante.

Sei a sirena e lo avverti da un’arietta frizzante che inonda i pomoni, ma non è proprio l’aria di Napoli; è di più, come dire, intensa, si sente odore di paese, di ragù che pippea e bucato steso al sole. Oppure di stallatico, dipende dalle stagioni e dalla rotazione degli ospiti.

Sei a Sirena e lo intuisci dalla terra, che perde la sua consistenza particellare e polverosa per somigliare più a un passato di lenticchie andato a male, a una melma dove vengono inesorabilmente mantecate le aspirazioni e i compromessi della gente, fiera di essere quello che è e allo stesso tempo ammorbata di esserlo.

Sei a Sirena e lo capisci soprattutto dal cartello “Benvenuti a Sirena”, che sale sbilenco dal marciapiede e ammonisce giocondo voi ch’entrate”.

 

Sirena

Sirena 2

Sirena 3

Forse non tutti sanno, ma dovrebbero proprio, che in casa nostra si coltivano arti ben più nobili di quella culinaria.

Vi presento Aurelio Raiola, mio marito, che nonostante debba sopportarmi ogni giorno riesce comunque a coltivare la sua passione letteraria.

Leggete e divertitevi!

 

P.S. benché profanata dalle impronte indelebili del cameriere che l’ha esposta questa torta è l’omaggio che ho voluto dedicare ad Aurelio ed alla sua opera.

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